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Le Ceramiche di Squillace

Le Ceramiche di Squillace

La storia della ceramica squillacese si perde nei secoli ed è intrinsecamente collegata alla fondazione della citta (Skilletion) avvenuta intorno il VII secolo a.C. ad opera dei colonizzatori greci, nel periodo della Magna Grecia. Fu proprio in questo periodo storico che si sviluppo quest’arte, secondo alcuni autori, trarrebbe origine dai famosi ceramisti di Samo.

Quest’antica arte, dunque, rappresenta un simbolo tangibile delle civiltà che hanno vissuto questi territori lungo la storia, dai greci fino ai nostri giorni. Infatti una delle particolarità della ceramica di Squillace è l’utilizzo di una tecnica di produzione detta “ingobbio e graffitura”, tale tecnica è riconducibile al periodo bizantino e solo nel tardo medioevo verrà poi sostituita con la smaltatura della maiolica.

L’incisione o graffitura è una tecnica decorativa originaria dell’Estremo Oriente e successivamente diffusa nel mondo bizantino che consiste nell’incidere la superficie dell’oggetto con una punta acuminata. Tale incisione, nel caso delle ceramiche ingobbiate, produceva l’effetto di mettere in risalto la differenza cromatica dell’ingobbio rispetto al corpo ceramico di base.

L’ingobbio o engobbio è una tecnica di copertura e decorazione per terracotta e ceramica; Il termine trae origine dal francese engober, «ricoprire con uno strato di terra». E’un procedimento che consiste nel rivestire il manufatto di un velo di argilla caolinite (di colore bianco), che viene poi decorato a graffio con una  punta acuminata. L’argilla, così messa a nudo, in prima cottura assume un colore rosso scuro in contrasto con l’ornato ingobbiato biancastro

La produzione squillacese vanta un repertorio estremamente variegato che, nel corso dei secoli, si è arricchito di lavorazioni, tecniche e motivi decorativi sempre nuovi.
Nel XVI secolo rappresenta un periodo di particolare diffusione e sviluppo della ceramica squillacese, grazie anche all’impulso della splendida arte serica della vicina Catanzaro. manufatti come lancelle ed anfore per uso domestico e piatti che mostrano la tipica produzione di graffiti-risparmiato con la caratteristica colorazione giallo-mielato, il secolo successivo ha condotto ai giorni nostri pregevoli bottiglie e piatti da parata con ricche decorazioni a tema faunistico, con cani, cervi, lupi e fagiani, e floreale con fogli di acanto, che fanno da cornice alla rappresentazione di soggetti storici o motivi religiosi.

Tipici del XVIII secolo sono, invece, i piatti con soggetti araldici a decoro plastico colorati in rosso, blu o arancio su smalto. Il blu, invece, domina le produzioni di piatti e oggetti smaltati di uso domestico del XIX secolo, mentre nel secolo successivo si diffondono numerosi oggetti ad uso domestico ingobbiati ed invetriati con macchie di colore verde-ramina, blu e giallo.

E’ possibile ammirare le manifatture squillacesi, comprendente ceramiche antiche, presso i principali musei ed istituti specializzati italiani e mondiali: Museo di Capodimonte Napoli, Museo Duca di Martina alla Villa Floridiana di Napoli, Istituto Statale d’Arte di Napoli, Museo Civico Rovereto, Collezione Arcoleo di Palermo, Victoria ed Albert Museum di Londra, British Museum di Londra, Metropolitan Museum di New York, Museo delle Ceramiche di Faenza, ecc.

Oggi l’arte della ceramica, vive a Squillace un rinnovato interesse, grazie alla creazione dell’’Istituto Statale e il Consorzio denominato “Le Ceramiche di Squillace” che riunisce i giovani artigiani. Attualmente sono attive diverse botteghe  d’arte lungo il corso, in cui è possibile rivivere il fascino di quest’antica tradizione

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